Insomma, ma non vi siete stufati di tutte le monnezze made in England che ci sbolognano dai Libertines in poi? Non vi siete accorti che i Franz Ferdinand sono la versione aggiornata al 2005 dei Talking Heads? Ma non vi siete strarotti di questo pseudo revival 80's?
Per fortuna c'è il sottoscritto a dirvi una cosa ovvia ma, a quanto pare ignota ai più.
Gli 80's sono gli anni dell'
hardcore!
E per hardcore non si intendono tunzamenti gabber, ma gruppi come Dead Kennedys, Circle Jerk, Germs (che tra poco, causa un imminente
film con Shane West, li conosceranno pure i muri),
Black Flag e via discorrendo.
E proprio di
Black Flag vi vengo a parlare. Guidati da Greg Ginn, fondatore anche della
SST records, i Black Flag si distinguevano per un'hardcore violentissimo, tirato all'estremo e pesantissimo, con un cantante, tal
Henry Rollins, perfetto nell'esprimere la rabbia e l'angoscia esistenziale alla base del loro sound.
Roba di venti anni fa, ora i Black Flag non esistono più (esiste la Rollins Band, ma c'entra poco), l'hardcore è diventato cosa per bracaloni mischiandosi col nù metal oppure ha preso la tanto temuta deriva melodica (NoFx, Lagwagon ecc). Ma...
Ma ecco che i The Lords (
qui una recensione su Pitchfork) spuntano fuori con l'album Swords.
Ebbene signori,
una bomba!I Lords, infatti, se da un lato risultano attualissimi, dall'altro accettano, con sfrontato coraggio, di raccogliere la pesantissima eredità dei Black Flag miscelando rabbiosissimo hardcore urlato a pieni polmoni con sfumature thrash metal che vanno ad irrobustire ulteriormente musica che è napalm e vetriolo. Non si sentivano dischi così esplosivi dal primo degli
Amen. Roba da prima colazione a base di cereali e fosforo bianco, il punto di incontro tra Slip it in e Rise Above.
Io, deliziosamente terrorizzato, non me li sono persi.